L’inquietudine adolescenziale rende questo momento eccezionalmente delicato e fragile per colui che si apprestw a costruirsi una propria identità, e nella ricerca di un nuovo senso di continuità gli adolescenti debbono riaffrontare le crisi degli anni precedenti, devono cioè assolvere sl proprio compito fondamentale di integrare gli elementi d’identità appartenenti agli stadi infantili. Tale il motivo per cui Erickson parla anche di “confusione di identità” proprio per indicare il senso di estraniamento e di caos interiore che investono le personalità del soggetto in tutta la sua complessità. La tumuoltosità dell’intero processo è tale che il soggetto deve effettuare un lavoro integrativo di notevole portata, in quanto deve compiere uno spostamento di interesse pulsionale dalle figure genitoriali alle persone collocate all’esterno del nucleo affettivo originario. Si tratta di una perdita profonda e lacerante che, in virtù dello sviluppo, dovrebbe tuttavia condurre in modo progressivo a una riacquisizione delle parti abbandonate senza per questo nutrire eccessivi e prolungati sensi di colpa. In altre parole, tale processo di emancipazione dovrebbe convergere non nella direzione di una chiusura totale dei rapporti, bensì verso una trasformazione degli stessi in modo da “conservare gli aspetti positivi di fiducia, di affetto, di appoggio, integrandoli in una relazione più autentica perché paritaria” (Lutte). Ciò ovviamente riconduce il nostro discorso alla riflessione sul compito esistenziale che a ogni uomo è assegnato, ossia “quello di differenziarsi dalle eredità, personali e sovrapersonali, per realizzare la propria originalità” (Carotenuto).
Giovinezza
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