Le quattro fasi del perdono:
1. Prendere le distanze – lasciar cadere
2. Astenersi – evitare il castigo
3. Dimenticare – estirpare dalla memoria, rifiutarsi di indugiare
4. Perdonare – rimettere il debito
1. Per cominciare a perdonare, è bene allontanarsi, ovvero non pensare per un po’ alla persona o all’evento. Non si tratta di lasciare qualcosa di incompiuto, ma di prendersi una sorta di vacanza.
2. È estremamente utile esercitarsi nell’evitare il castigo, e anche di pensarci, perché sospinge la questione in un posto definito invece di lasciarla fluttuare ovunque. Astenersi vuol dire avere pazienza, resistere, incanalare l’emozione. Trattenersi da un inutile castigo rafforza l’integrità dell’azione e l’anima.
3. Dimenticare è un gesto attivo, non passivo. Significa volutamente abbandonare la pratica di ossessionarsi, e intenzionalmente allontanarsi e perdere di vista, non guardarsi indietro, vivendo così un paesaggio nuovo, creando una vita nuova e nuove esperienze a cui pensare. Questo oblio non annulla la memoria ma mette a riposo l’emozione che avvolge la memoria.
4. Il perdono è un atto creativo. Avete un ampia scelta fra molti modi onorevoli. Potete perdonare per ora, per un po’, fino alla prossima volta, perdonare ma non offrire ulteriori possibilità (il gioco cambia se si produce un altro incidente). Come sapete se si è perdonato? Proverete più dispiacere che collera, la persona vi farà più pena che rabbia. Per cominciare, comprenderete la sofferenza che ha prodotto l’offesa. Preferirete restarne fuori. Non vi aspetterete nulla. Non vorrete nulla. (tratto da Donne che corrono coi lupi. C.P. Estés)
